ESCO A FARE DUE PASSI (24/04/08)
<<Mi ricordo di quando andavo al lago con i miei genitori. Passavo tutta la giornata a fare tuffi, però prima di buttarmi chiamavo sempre mia madre per farmi vedere. E se, quando tornavo a galla, la vedevo chiacchierare con le sue amiche invece di guardarmi, ci riamanevo malissimo. Non puoi capire come una cosa così piccola per i grandi fosse per me un’enormità.
Cacchio, mi tuffavo nel lago e non mi guardava. Ho passato tutta la vita a cercare qualcuno che guardasse i miei tuffi e mi dicesse che ero stato bravo… egocentrico e vanitoso, la sofferenza era già alla porta.
Ho smesso di studiare presto, ho fatto un sacco di lavori e in tutti volevo primeggiare, volevo diventare qualcuno… insomma, volevo fare dei bellissimi tuffi. Ora invece, credo di essermi semplicemente rotto le palle. Ora voglio tuffarmi solo per il gusto di entrare in acqua.>>*
<<Dentro di me esiste un omino che lavora part-time, un omino che quando si sveglia deve fare, scrivere, disegnare, fare rumore; insomma deve farsi sentire e se, durante la sua apparente assenza, si sono fatte cose che non approva, lui ditrugge tutto. Io convivo con questo piccoletto ormai da anni e, anche se è vero che ogni uomo ha un prezzo, ti assicuro che lui non ce l’ha; se non lo faccio esprimere divento pazzo e vado in overdose di energia psichica.
Per questo non voglio semplicemente diventare ricco, perchè prima di tutto devo essere libero… altrimenti impazzisco e dei soldi non me ne faccio niente.>>*
*estrapolato da “Esco a fare due passi” di Fabio Volo

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