FOLLIE DI BROOKLYN (10/04/08)
<<…L’amore per l’inganno è universale e una volta che un uomo ci si appassiona non guarisce più. Soldi facili: non esiste tentazione più grande… Il grande spettacolo della corruzione umana. continui a ritrovartelo davanti dappertutto e, che ti piaccia o no, è il più interessante che ci sia in cartellone… I furfanti imperversano e sai perchè? Perchè hanno più fame di noi. Perchè sanno cosa vogliono. Perchè credono nella vita più di noi… Tu ami la vita ma non credi in lei…
Pensa a Giacobbe e Esaù, è una storia terribile. Quando ero bambino mi ha procurato guai a non finire. Ai tempi ero una personcina integra: non dicevo mai bugie, non ingannavo, non dicevo mai a nessuno una parola cattiva. Ed ecco Esaù: un bietolone goffo come me; la benedizione di Isacco gli sarebbe spettata di diritto ma, grazie ad un trucco, suo fratello Giacobbe lo estromette addirittura con l’aiuto della madre. Sembra che anche Dio approvi questa soluzione e Giacobbe il doppiogiochista disonesto diventa capo degli ebrei mentre Esaù si ritrova solo come un cane, un assoluta nullità. Da bambino questa storia non l’avevo proprio capita: il cattivo trionfa e Dio non lo punisce? Non mi sembrava giusto…… Ma oggi ho cpaito: Giacobbe aveva in sè la scintilla della vita mentre Esaù era un gonzo; di buon cuore certo, ma comunque gonzo. E se fossi a dover scegliere a chi affidare il popolo sceglierei il combattente, il più scaltro e perspicace, quello che ha l’energia per trionfare nelle circostanze avverse. Preferirei l’uomo forte e astuto al debole e gentile.>>*
<<…Voglio vivere in un mondo nuovo, tutto qui. E se non posso cambiare il mondo posso provare a cambiare almeno me stesso. Ma non voglio farlo da solo. La verità è che sono troppo solo, sono nella merda. Da quando abbiamo parlato di mia sorella non ho più smesso di pensare a lei, sento la sua mancanza, sento la mancanza di mia madre. La mancanza di tutti quelli che ho perso. A volte sono talmente triste che mi stupisco di non cadere morto sotto il peso che mi opprime.
Qual’è il mio “Hotel Esistenza”? Non lo so ma potrebbe avere un qualche rapporto con lo stare insieme agli altri, col dividere la vita con persone per cui provo amore e rispetto.
“Una comune” dice Nathan con tono diffidente.
“No, non un comune… una comunità. E’ diverso.” precisa Tom fissandolo negli occhi.>>*
*estrapolato da “Follie di Brooklyn” di Paul Auster

L’ho letto in una notte che avevo l’influenza, ma lascia il segno.